"Linea rossa" sempre di moda. I "quattro moschettieri" del jazz stasera sul palco del Marilyn. di Claudio Salvi FANO - Jazz, musica pop, canzoni italiane. Il "fil rouge" che lega diverse esperienze e musiche che apparentemente hanno tra loro pochi legami, è quello che invece ha tenuto insieme per più di quindici anni i "Linea Rossa". Anche se è da poco che si sono cambiati il nome, i quattro musicisti che questa sera saliranno sul palco del Marilyn (ore 22,15), compensano benissimo le loro diversità ed esperienze artistiche dando vita ad un progetto che supera gli anni e le mode. I quattro "moschettieri" chiamati a raccolta da Adriano Pedini per l'ultimo appuntamento della prima parte della rassegna invernale del Fano Jazz in'n club, si chiamano Danilo Rea (piano), Stefano Cantini (sassofono), Ares Tavolazzi (contrabbasso) e Piero Borri (batteria). Una formazione che ha classe e blasone da vendere ma che per scelta "culturale" si regge solo sull'amicizia che lega i suoi componenti. «Non abbiamo una produzione - ci dice Piero Borri - un management oppure un tour da produrre. Tutta questa cosa è basata sull'amicizia: suoniamo bene insieme e basta. Siamo un po' come quelli di "Amici miei". Ci si ritrova, di tanto in tanto per le nostre scorribande musicali, ci si diverte, si scherza». Ma cosa suonate? «Cerchiamo di evitare i luoghi comuni. Uno di quelli che gira è quello che eseguiamo rifacimenti di canzoni italiane. Non è più così: lo facevamo anni fa. Poi, quando questo è diventata una moda, allora abbiamo deciso di cambiare rotta». Quindi niente canzoni italiane? «Qualcosa ci sarà comunque: "La canzone di Marinella", "Averti fra le braccia", "Angela", perché per noi i riferimenti alla melodia sono sempre importanti. Non ci piacciono le omologazioni, questo sì; il nostro è un tentativo di chiamarsi fuori». Ma secondo voi i jazzisti italiani seguono spesso le mode? «Non voglio generalizzare. Credo comunque che si stata una rincorsa generale a tutto ciò che fa tendenza. Lo scorso anno ad esempio ci sono state rassegne intere con la fisarmonica; e poi ancora la world music, o quelli che si facevano accompagnare dai film muti. Insomma, a noi queste inflazionate non piacciono». I componenti di questo ensemble hanno un'intensa attività con i big del pop italiano. Cosa portano di questa dimensione musicale all'interno della formazione? «E' più facile che portino del jazz nella musica leggera, piuttosto che il contrario. Con il jazz non puoi bluffare, ed Ares, Danilo, Stefano e io cerchiamo di non farlo mai». Uno dei protagonisti dei Linea Rossa è Danilo Rea, pianista-tastierista che ama il jazz ma non disdegna la musica pop. Ha suonato praticamente con tutti i grandi della musica italiana: Mina, Fiorella Mannoia, Renato Zero, Gianni Morandi ed è da tempo il pianista ufficiale di Claudio Baglioni. Sarà della partita anche Ares Tavolazzi, che sembra ormai essersi scrollato di dosso quell'ingombrante passato musicale. Ad ogni piè sospinto, infatti, gli ricordano i suoi trascorsi negli Area, il gruppo leggenda degli anni Settanta. Ma a Tavolazzi, che sa vivere del suo presente, tocca ora un mucchio di notorietà per la collaborazione con Francesco Guccini. Insomma, per qualcuno sembra essere diventato più difficile dimostrare di essere anche un musicista di jazz. Fonte: "Il Messaggero di Pesaro"